sabato 18 settembre 2021

IL BELVEDERE "FRANCESCO ROMANI" CAMBIA NOME

Salvare
la memoria

di Gabriella Izzi Benedetti

Sono convinta che il degnissimo concittadino Silvio Petroro, che tutti abbiamo stimato, ed era veramente facile volergli bene, si risentirebbe, se fosse ancora vivo, all’idea che il nome di Francesco Romani venga eliminato per far posto al suo, nel Piazzale Belvedere. 
Questo mi è stato detto e mi permetto alcune osservazioni. 

martedì 7 settembre 2021

E' venuto a mancare Luciano Lapenna, il messaggio di cordoglio della Società Vastese di Storia Patria

La Società Vastese di Storia Patria Luigi Marchesani, nella persona della presidente Gabriella Izzi Benedetti e quella di tutti i soci,
si unisce al dolore della prof.ssa Bianca Campli Lapenna per la perdita dell'amato Luciano,
un uomo che, in qualità di Sindaco di Vasto ha saputo proseguire nell'espressione di valori umani e sociali, ha dato prova di onestà, ha cercato di operare per il bene della città di Vasto.

Ricordiamo il suo garbo, la sua signorilità. Se ne va un amico, lascia un grande vuoto. Coraggio Bianca, ti siamo tutti vicini, con vero affetto.

martedì 31 agosto 2021

"Storia del Museo di Roma: Carlo d’Aloisio da Vasto e la Roma degli anni ’30"


dall'Associazione Culturale Archivio del Maestro Carlo d'Aloisio da Vasto
, riceviamo e pubblichiamo
Salve
Con piacere Le segnalo il link della Conferenza online, svoltasi il 15 febbraio scorso e tenuta da Sergio Guarino, curatore storico dell'arte, responsabile dei Musei di Arte Moderna e Contemporanea di Roma, sul tema: "Storia del Museo di Roma: Carlo d’Aloisio da Vasto e la Roma degli anni ’30":
Link video su YouTube: https://youtu.be/0FJKGed2x7g
Link video sul sito web: https://carlodaloisiodavasto.it

venerdì 20 agosto 2021

"100 ANNI DI LUCIANO TOSONE - Progettista, intellettuale , artista"



La Società Vastese di Storia Patria, con il patrocinio del Comune di Vasto, organizza un incontro per  ricordare Luciano Tosone, ingegnere ed artista,  a 100 anni dalla nascita.
L'appuntamento è per giovedì 26 agosto 2021 ore 19 presso i Giardini d'Avalos. Titolo : "100 ANNI DI LUCIANO TOSONE - Progettista, intellettuale , artista". 
Questo il programma: saluto del Sindaco avv. Francesco Menna, introduzione della prof. Gabriella Izzi Benedetti moderatrice,  intervento dell'arch. Luigi Scarano Tosone, testimonianze dell'arch. Michele D'Annunzio e del giornalista Valeriano Moretti. Letture a cura delle professoresse Letizia Daniele, Simona Cieri, Raffaella Zaccagna e del dott. Davide Giacon.  Proiezioni e filmati a cura dell'arch Luigi Scarano Tosone.

Su Luciano Tosone artista così scrive  il critico d'arte Paolo Levi:

"Luciano Tosone (1921-2004) coniuga, in modo mirato, segno preparatorio e colore. In ogni sua composizione si ha sempre la sensazione del movimento. Egli è pittore antimetafisico per eccellenza, è magnificamente maestro delle presenze e delle rivisitazioni. Quelle dei sogni.

Per il nostro maestro di Vasto, la ritmicità è il motivo dominante di ogni sua composizione. La ritroviamo suadente in "Evviva Pulcinella" dipinto del 1966, omaggio all'infanzia, dove i bambini della borghesia e quelli delle classi meno abbienti godono insieme la presenza della maschera napoletana. Virtuoso padrone della tavolozza, Luciano Tosone riesce ad essere spettacolare e ritmico anche in forme che dovrebbero essere statiche. È questo il caso dell'opera dalle grandi dimensioni "Veneziani a Termoli dopo la tempesta" del 1985: le barche attraccate alla banchina, leggermente ricurve, le nubi in cielo, porgono uno scenario agitato, instabile. 
Luciano Tosone è maestro nel dare rilievo a forme "forti", essenzialmente fisiche, svolte con lirico pensiero. Ci si trova di fronte a una ricerca pittorica in cui sono fusi insieme, soprattutto, due momenti complementari: osservazione e fantasia. Egli è artista magnificamente coerente nel condurre a compimento i suoi sogni figurali ma, nel contempo, è uno straordinario eclettico. C'è, nella sua pagina pittorica, un curioso accordo fra mistero della vita e apparenza sensibile. Nulla in lui è conchiuso nella malinconia mediterranea, ma tutto, al contrario, è ravvivato da un sentimento sereno che sfiora la commedia umana, quella nostra, quotidiana."

domenica 11 luglio 2021

Carlo d’Aloisio da Vasto (1892–1971), personaggio di rilievo nel panorama artistico e culturale novecentesco: 50 anni fa la sua scomparsa

 

Iniziative in progress per il 50° che cade il 21 novembre 2021 

di GABRIELLA IZZI BENEDETTI

Carlo d’Aloisio da Vasto (1892 – 1971), personaggio di rilievo nel panorama artistico e culturale novecentesco, è l’artista vastese del quale ricorrono cinquant’anni dalla scomparsa. Una personalità poliedrica che, intuendo prestissimo la propria vocazione artistica, l’ha seguita con determinazione, sicché già a 16 anni, avuto conferma delle sue potenzialità, si è trasferito a Roma, divenuta la sua città per la vita, senza però mai dimenticare il luogo d’origine, riproponendone ininterrottamente le atmosfere, le “sembianze”, le cromie; divenute una sorta di ritmo interiore a sollecitarlo, a scandirne l’ispirazione.


Gli artisti non sono sempre teneri fra loro e dunque riconoscimenti indirizzati a Carlo d’Aloisio da parte di personaggi che hanno segnato il percorso artistico del novecento, sono quanto mai indicativi. Ha scritto di lui Carlo Carrà: "un artista che è, con i suoi mezzi, attuale e moderno con sensibilità e intelligenza”. Aggiungendo: "Uomo di battaglie spirituali, il D'Aloisio porta nella pittura l'ardore delle sue passioni ed i suoi particolari convincimenti", Per quanto attiene alla versatilità, ai molteplici interessi artistici, alla capacità di assorbire da un tempo di forti esigenze di rinnovamento di formule pittoriche che tendono a equilibrare, amalgamare, determinare un modo nuovo, in grado di assorbire più che escludere e distruggere, mi pare possa essere interessante ciò che scrive Renato Guttuso:“Chi volesse farsi un'idea della società artistica e letteraria di una cinquantina d'anni or sono non dovrebbe trascurare di dare un'occhiata all'Almanacco intitolato il Vero Giotto e dovuto all'iniziativa appassionata di Carlo d'Aloisio da Vasto”. L’Almanacco degli Artisti. Il vero Giotto, pubblicato dal 1930 al 1933 dà voce ad artisti come Roberto Melli, Mario Mafai, Fausto Pirandello e tantissimi che sarebbe troppo lungo elencare.Si tratta di pubblicazioni che divengono il punto di riferimento del movimento artistico romano e non solo, luogo d’incontro, dialogo, confronto fra i maggiori artisti e critici dell’epoca.

D’Aloisio vive in un tempo di numerosi e innovativi linguaggi artistici. Correnti  complesse e complementari. E’ probabile che per l’artista vastese  l’impulso più consistente sia derivato dalla frequentazione con Felice Carena all’epoca tra i pittori più quotati che aprì a Roma una scuola d’arte e propose una lettura pittorica dal vero, fondendo tradizione e modernità e dando valore al paesaggio. Il gruppo d’artisti giovani ed entusiasti che gravitarono in quell’area confluirono in buona parte nella Scuola romana. Certamente il genere di ricerca fu molto personale, la scuola romana definisce un’epoca dalle varie anime, in quanto formata da un gruppo eterogeneo di artisti operanti a Roma tra il ’20 e il ’40, e che venne chiamata anche Scuola di Via Cavour, mentre in francese è ricordata come “jeune École de Rome”. L’obiettivo, la ricerca di un incontro tra modernità e tradizione, il linguaggio post-cubista e l’arte classica, non era molto dissimile. Si presentava questa realtà artistica in una pluralità di variabili: tonalismo,  chiarismo, realismo magico. Formule che alla fine conducono alla fluidità dell’immagine, ad una pittura improntata su di un naturalismo poetico, narrante, pastoso. Il termine "Realismo magico" fu la definizione che diede nel 1925 il critico tedesco Franz Roh per indicare una pittura ricca di dettagli realistici e tuttavia lontana, come relegata in una sfera affabulatoria, grazie ad elementi surreali o paradossali che donano all’insieme un che di vagamente misterioso, chimerico. C’è chi vede in questa tendenza pittorica una forma di post-espressionismo, dove tutto sembra fermo come sotto un incantesimo. Diverso ma non poi così tanto il tonalismo di tradizione veneta che a differenza della pittura fiorentina basata sul disegno è invece legata al colore, la cui stesura graduale, tono su tono, finisce per creare effetti di leggerezza, velature che producono una fusione tra soggetti e ambiente; diviene il collante fra volume e spazio. Gli effetti di luce determinati dalle variazione del colore creano armonia fra tutte le componenti del dipinto. C’è chi parla di pittura atmosferica. Non bisogna confondere il tonalismo (utilizzo di un tono unico), con la pittura tonale che usa più toni rappresentati non solo dalla principale emissione luminosa, ma anche dalle secondarie nonché dai riverberi e dai riflessi, raggiungendo una polifonia di toni. Il Chiarismo a cui spesso viene abbinato il termine tonale indica già l’affinità con la pittura tonale: una pittura dai toni chiari e luminosi​, priva di chiaroscuro, in cui al predominio dei valori volumetrici si preferisce la variabilità stilistica, il gioco di luci. Le correnti a cui abbiamo fatto cenno sono molto interessanti in un’epoca a cavallo tra otto e novecento, caratterizzata dal susseguirsi di movimenti e stili tra i quali emergono cubismo, espressionismo, surrealismo, dadaismo, fauvismo, pittura metafisica, futurismo, e non solo. L’ Arte d’Avanguardia è tesa a superare i canoni culturali prestabiliti, nell’idea di affermare nuovi principi in una esigenza di rinnovamento, adeguandosi ai vari contesti socioculturali. C’è poi un’altra corrente artistica sorta dopo la prima guerra mondiale che si propone diversa ponendo come centrali la tradizione, il classicismo, la figura, la componente  volumetrica. Una pittura realista che metterà in crisi le varie avanguardie. Opere contraddistinte da forme plastiche e geometriche. Ma non prive di quella forza incantata che le fece includere nella corrente del realismo magico. Ecco dunque che alla fine molti collegamenti e affinità avvengono e i giovani artisti della Scuola romana, i chiaristi lombardi, i seguaci del tonalismo non sembrano dissociarsi poi tanto da tutto questo fermento di idee e proposte, anche se rimangono in un’area un po’ defilata, nonostante la notorietà acquisita dalla Scuola romana; poiché se la sintonia nei riguardi della tendenza ad andare oltre la realtà oggettiva per indagare in quella più intima, dando spazio all’inconscio, all’istinto, l’idea di accantonare la prospettiva, appartiene a buona parte della nuova realtà, la scelta di spaziature, tonalità, atmosfere hanno un timbro, un ritmo poetico, scansioni, morbidezze che non si riscontrano così decisive altrove. Mi sembra interessante anche il voler esplorare le tante possibilità espressive dei colori. Dunque il d’Aloisio vive e opera in un tempo ricchissimo di stimoli. Ed egli assorbe molto dal suo tempo e non solo in termini pittorici.

*****

I primi passi d’artista Carlo d’Aloisio li fa come xilografo, collabora a vari periodici tra i quali La Rivista d’Oggi, L’AttualitàIl Romanzo dei Piccoli e successivamente l’EmporiumSatana BebbaCorriere dei Piccoli. Diviene illustratore di copertine di libri per editori quali Carabba, Mondadori, Trevisani, Maffei e Berlutti. Per Berlucchi ad esempio illustra la Vita di F. Baracca di Mascardi e i Discorsi del giorno, così come Epopea della Grande guerra, diario degli avvenimenti 1914-18 dell’Ammiraglio Vittorio Moreno. Ma è soprattutto la ricchezza della produzione pittorica che emerge e gli dà modo di esibirsi in numerose personali e collettive, non solo in Italia. Lo troviamo presso le Biennali di Venezia e le Quadriennali di Roma, oltre che in personali realizzate in città italiane ed estere come Parigi, Losanna, Los Angeles, Varsavia.

Nel 1927 sposa Elisabetta Mayo, pregevole scultrice, allieva del notissimo Vincenzo Gemito. Una unione di spiriti affini che sarà molto importante e produttiva per entrambi. Nel 1929 la Mostra realizzata dal d’Aloisio presso le sale delle "Tre Venezie" in Roma, verrà visitata da Vittorio Emanuele III e consorte, ammirati dalle sue opere; ne acquistano infatti tre. E’ un vero successo. Tra i giornalisti che seguono l’evento ce n’è uno vastese, Francesco Anelli che ne Il Vastese d’Oltre Oceano non riesce a trattenere l’orgoglio, rimarcando la provenienzadell’artista: “E’ l’Abruzzo che trionfa in questi quadri. Ma sì, è più che l’Abruzzo! E’ Vasto! Vasto nella torre di Santa Maria …col prolungamento del Monastero di santa Chiara; è la processione che rientra da San Pietro… è il mare, i colli sovrastanti, è la campagna nostra …”. Il d’Aloisio continua, non diversamente dagli esordi, la ricerca del suo vero se stesso. Si potrebbe pensare, guardando i dipinti che sia un poeta prestato alla pittura, anche se altre soluzioni ce lo rendono con caratteristiche differenti; su tutto sicuramente domina la passione con la quale si muove e agisce, e un fondo dinamico mai pago, sempre alla ricerca di mutamenti e approfondimenti, di variazioni. E’ come se in lui agissero due stati d’animo, o due anime, non in contrasto ma indipendenti: la dimensione mnesica, il ritmo quieto e gli spazi, le tonalità della provincia, e la foga del fare, del costruire, dell’emergere. Da un lato la vita che trascina, il Museo da comporre e organizzare, le nuove correnti di cui discutere, le partecipazioni a Mostre, tutto il bagaglio della vitalità, irrinunciabile, dall’altro l’abbandono, la dolcezza, la memoria, la pennellata pastosa, la distensione. Nel libro Discanto di Pasquale Scarpitti è riportata una lettera dell’artista dalla quale traiamo questa frase molto indicativa: “La mia terra d’Abruzzo, se pur lontana da me da lustri, mi è rimasta teneramente e dolcemente nel cuore come una “sposa” vergine, intoccata e intoccabile”. [1]

Interessante è anche ciò che scrive nel 1916 sull’Emporium: “Senza dubbio la vera forza dell’Italia nuova risiede nelle sue provincie; tutti i germi di vita e di potenza, di bellezza e di valore che le grandi città maturano e dissolvono nascono tutti dal seno delle città minori. Ogni pietra vi nasconde una sorgente di ricchezza, ogni silenzio vi genera un’idea … La piccola città di Vasto (oggi compresa nella zona di guerra) ne ha offerto recentemente un esempio che si può  chiamare mirabile. Alta e severa nella bellezza tetra del suo castello, delle sue torri, del suo Palazzo che rammenta la sontuosità guerriera dei d’Avalos e dei Colonna; circondata da ogni parte dalla verdezza degli ulivi, dinanzi al bell’azzurro dell’Adriatico solcato di vele rosse e gialle …”.

Crescendo la fama crescono onori e oneri. Nel ‘30 gli viene dato l'incarico di realizzare ed allestire la Sezione Moderna del "Museo di Roma", di cui diverrà in seguito direttore e conservatore. Avrà inoltre la direzione del Palazzo delle Esposizioni e della "Galleria Comunale d'Arte Moderna" che da via dei Cerchi riuscirà in seguito a far trasferire in Palazzo Braschi. Il Comune di Roma acconsentirà nel 1950 e il d’Aloisio metterà ogni impegno per il restauro e l’organizzazione del Museo. Questa sua densa attività non lo allontana dalla pittura. Tra le iniziative più interessanti c’è, come già detto, la creazione della rivista “Almanacco degli Artisti. Il Vero Giotto”  pubblicato dal 1930 al ’33 e che divenne punto di riferimento per tanti artisti di valore. Il loro contributo fa notare come vi siano presenti movimenti e tempi dell’arte nazionale e internazionale: cronache regionali ed estere (Francia, Spagna, America). Lo spazio dato alle varie correnti artistiche  porta firme importanti, Paladini, Dottori, Marchi, Pirandello, Melli, Trifoglio. Si parla di architettura, i temi sono plurimi, si dà spazio all’ironia, alla satira, le cronache danno il polso degli umori del tempo.

In sostanza Carlo d’Aloisio è un personaggio che si presenta con una poliedricità di interessi e ispirazioni che lascia ammirati: affronta con abilità più pratiche pittoriche, fra cui l’acquerello; i suoi interessi spaziano dalla letteratura alla pittura, alla grafica, alla critica, all'organizzazione dei grandi eventi. E’ un cartellonista apprezzato. Presso la Pinacoteca comunale di Vasto sono conservate alcune sue grafiche di particolare bellezza. Vorremmo che la notorietà di questo artista rinverdisse, acquistando lo spessore che merita nel panorama non solo italiano. A conclusione riporto alcuni suoi pensieri che trovo suggestivi:

Recentemente ho voluto rivedere i luoghi della mia fanciullezza, della mia adolescenza, della mia giovinezza. E vi sono andato per un colloquio intimo d’amore, arrivando in piena notte di plenilunio. E – solo – vi sono rimasto fino all’alba. Cari posti miei in riva all’Adriatico: Casarza, il Trave, Vignola, Punta Penna, Vasto! Poi ho preso commiato con le lacrime agli occhi”.

Io ho amato la mia terra d’Abruzzo come un figlio ama la propria Madre. E questi amori tenuti gelosamente nascosti e racchiusi nel cuore, vengono maggiormente goduti in una solitudine, in un godimento spirituale della natura e dei suoi colori”.

Gabriella Izzi Benedetti



[1]P. Scarpitti, Discanto, ed. Sarus, Teramo, 1972.

 

 

giovedì 8 luglio 2021

Ricordo: Intervista a Remo Gaspari cittadino onorario di Vasto (2010)

 

Vasto 3 luglio 2010: conferita la cittadinanza onoraria a Remo Gaspari
Il sindaco Lapenna consegna le chiavi della città

Il 3 luglio 2010 (un anno prima della scomparsa) a Remo Gaspari fu conferita la cittadinanza onoraria.

Nell'occasione Vasto Domani ha pubblicato una lunga intervista all'uomo politico a firma di Gabriella Izzi Benedetti, che tocca temi ancora molto attuali.
Ripubblichiamo l'intervista in forma integrale.

Remo Gaspari: Cittadino Onorario di Vasto
Intervista di Gabriella Izzi Benedetti

E'un piacere discorrere con l'onorevole Gaspari, ha un linguaggio chiaro, diretto, con rara capacità di sintesi, lontano dalla fumosità spesso presente nel linguaggio politico, e, del resto, è parte della sua natura la chiarezza, l'equilibrio che lo pone, oggi, non solo testimonianza obiettiva di eventi, ma personaggio in grado di incidere con la sua lunga esperienza nel contesto attuale, vivendo egli profondamente la questione politica e sociale.

martedì 4 maggio 2021

GIUSEPPE TIBERII FRA ARCADIA E ILLUMINISMO

Un personaggio significativo per la cultura vastese 

 di GABRIELLA IZZI BENEDETTI 

Fra meno di un anno ci troveremo a celebrare un’altra ricorrenza, anche se non è di quelle a cifra tonda come accade per un cinquantenario, un centenario e così via. Quasi tonda: 210 anni dalla scomparsa di Giuseppe Tiberii (1732-1812), un personaggio significativo per la cultura vastese del ‘700. 

La famiglia Tiberii da Casalbordino si era trasferita a Vasto verso la fine del 1600. Nel 1711 il sacerdote Nicolò Tiberii durante l’assedio di Ferrara aiutò le truppe pontificie. Per gratitudine il papa Clemente XI, oltre a un vitalizio, gli

sabato 24 aprile 2021

25 aprile: “L'Abruzzo tra esilio e confino nell'esperienza di intellettuali antifascisti”


Per il 25 aprile 2021 la Società Vastese di Storia Patria ha realizzato il video
“L'Abruzzo tra esilio e confino nell'esperienza di intellettuali antifascisti”
https://www.youtube.com/watch?v=qe9tpYy8uVE&t=2707s
con interventi di Antonio Mucciaccio: Ignazio Silone, Francesco Jovine; Nicola D'Adamo: “La vita dei confinati a Istonio Marina dalle testimonianze di Scalarini”; Gianfranco Rastelli: Leone Ginzburg; Luigi Medea: Guido Calogero; Gabriella Izzi Benedetti: Natalia Ginzburg, Alba de Céspedes. Letture: Raffaella Zaccagna, Simona Cieri.

La Società Vastese di Storia Patria Luigi Marchesani - dichiara la presidente Gabriella Izzi Benedetti - cerca di anno in anno di promuovere la memoria dei fatti relativi alla liberazione dal nazifascismo, che si celebra il 25 aprile. Allontanandoci nel tempo da quei tragici episodi, se essi non vengono riproposti alle giovani generazioni, se i giovani vengono privati di conoscenze, consapevolezze, riflessioni, si rischia un vuoto storico che verrà riempito da travisamenti, che verrà banalizzato, e non aiuterà nella loro crescita culturale, e soprattutto morale. Oltre ai giovani, la memoria dei fatti ci riguarda tutti, e tutti dobbiamo esserne coscienti e informati. Mi auguro che, nonostante la lunghezza del video, possiate apprezzarne le finalità e la ricchezza delle informazioni che i relatori offrono”

giovedì 1 aprile 2021

Il dramma della Passione di Cristo tra esordi del Cristianesimo e Rinascimento. Il ruolo dell’Abruzzo.

di Gabriella Izzi Benedetti 

Le testimonianze di drammi sulla Passione di Cristo nei primi secoli del cristianesimo sono scarse; era privilegiata l’idea della Resurrezione alla quale anche la predicazione degli Apostoli e di san Paolo attribuiva maggior significato,quale mistero della incarnazione divina e messaggio di redenzione e speranza. Anche a livello iconografico (oltre che letterario) viene proposta l’immagine di Cristo Pantocrate, Cristo Re,  in tutto il suo splendore, in grado di agire nell’immaginario dei fedeli più saldamente, a differenza dell’Uomo – Dio crocifisso e torturato; dunque in forma più trionfale che oggettivata sulla sofferenza in senso umano. 

Forse non era maturo il popolo dei fedeli ad adorare un’immagine di sofferenza e sconfitta, benché

domenica 7 marzo 2021

8 MARZO: nostro video su LA DONNA, IL TEMPO, LA POESIA con testo di Gabriella Izzi Benedetti

Letture Simona Cieri, Letizia Daniele, Raffaella Zaccagna. pianoforte Carlo Roselli.

Otto marzo 2021

L’otto di marzo è divenuto il simbolo della questione femminile da quando, nel 1910, la Conferenza Internazionale dei Movimenti femminili, tenutasi a Copenaghen, dedicò appunto l’8 di marzo di ogni anno alla donna, in memoria di 129 operaie morte nell’incendio di una

Personaggi della Vasto d’un tempo: Romualdo Pantini

 Personaggi della Vasto d’un tempo: Romualdo Pàntini

di Gabriella Izzi Benedetti

Romualdo Pantini fa parte del mio immaginario infantile. Nell’immediato dopoguerra ho ricordo di questo signore che mi pareva molto alto, non so se lo era, da piccoli tutto ci appare grande, e che arrivava nella casa di campagna a far visita soprattutto alle mie zie, Anna in Tosone e Rosa in Bile, ma poi come spesso avveniva, essendo i giardini contigui, dai loro approdavano nel nostro; pomeriggi sereni pieni di voci, scambio di vedute. Di questo anziano signore amavo la gestualità, il modo di parlare, anche se non tutto

domenica 21 febbraio 2021

Il contributo politico, civile, filosofico di BERTRANDO E SILVIO SPAVENTA

Bertrando Spaventa

 
Il contributo politico, civile, filosofico

di BERTRANDO E SILVIO SPAVENTA

 di Gabriella Izzi Benedetti

Il 2022 sarà anniversario da celebrare, non solo in Abruzzo,  per la nascita di Silvio Spaventa. Come già avvenne per l’anno della sua morte,1893,  Silvio  Spaventa venne ricordato nelle città dove visse e  operò come giurista e uomo politico, Bergamo, Roma, Napoli. 

Anche a Vasto la sua azione efficace fu celebrata e continuerà a esserlo. 

Bertrando, il fratello maggiore (1817-83) è forse meno noto, se non in ambito filosofico, ma non per questo si tratta di un personaggio minore e mi spiace non aver pensato di farne una rievocazione nel 2017 suo anno di nascita. 

Gli Spaventa, abruzzesi, nati a Bomba, appartengono al gruppo di quei personaggi dell’ottocento italiano distintisi per grandi capacità, per il senso etico e civico, virtù che non sempre brillano in personaggi politici, delegati all’amministrazione pubblica. 

Silvio Spaventa

Silvio Spaventa si è adoperato perché la giustizia fosse alla base dell’amministrazione pubblica e delle scelte politiche dell’unificando e poi unificato Stato italiano. Ha svecchiato nella giurisprudenza con leggi a cui tutt’oggi il diritto amministrativo si riferisce. Poliedrico,aprìnel 1846 col fratello Bertrando una scuola di filosofia che poneva in risalto l’importanza della dottrina hegeliana (Hegel fu il massimo esponente della corrente idealistica romantica) e che fu chiusa dalle autorità perché corrompeva i giovani diffondendo idee liberali. Fondò giornali, prese parte a una insurrezione liberale in Calabria, per cui fu costretto a riparare a Firenze dove si legò in amicizia con Gino Capponi e Giovan Pietro Vieusseux. Tornato a Napoli, sostenitore della “rivoluzione” napoletana come contributo al Risorgimento italiano, ispiratore della società segreta Unità Italiana per creare una rete di liberali nella penisola, venne condannato a morte, ebbe poi la pena commutata in ergastolo, infine ridotta a sette anni di carcere, scontati il quali, condannato all’esilio. Riuscì a fuggire e riparò a Firenze

lunedì 8 febbraio 2021

Il soldato abruzzese che divenne santo: straordinaria parabola della vita di San Camillo de Lellis

Il soldato abruzzese che divenne santo: straordinaria parabola della vita di San Camillo de Lellis

di GABRIELLA IZZI BENEDETTI

Fra i tanti abruzzesi meritevoli, uno a mio avviso li supera tutti: San Camillo del Lellis, un personaggio fra i più generosi che la Chiesa vanti, proclamato per la carità verso sofferenti e moribondi “celeste patrono di tutti gli infermi e di tutti gli ospedali”, invocato nelle litanie degli agonizzanti. 40 anni di dedizione assoluta; fondatore dell’Ordine “Ministri degli infermi” (camillini) il cui distintivo è una Croce rossa. 

Chi lo immagina fra difficoltà, disagi, ostilità, vivere la vita di infermiere come missione e infondere agli altri una mentalità missionaria, servizievole, fino ad allora inusitata, fa fatica a collegare il buon samaritano con il soldataccio, l’avventuriero, il giocatore d’azzardo, il giovane superbo e sprezzante. 

Fu conversione improvvisa la sua? In parte sì, anche se l’insegnamento materno aveva lasciato il segno e non di rado crisi di pentimento, desideri ascetici affioravano in una natura ribelle e passionale, pronta a riprendere il sopravvento. 

Nato a Bucchianico in provincia di Chieti il 25 maggio 1550 dai nobili Giovanni e Camilla de Compellis, seguì, nemmeno diciottenne, il padre, capitano di Carlo V. Si arruolò sotto le bandiere di Venezia contro i Turchi. Orgoglioso e intollerante, si distinse in molti fatti d’arme e molti duelli; fu al seguito di Giovanni d’Austria, a Zara, a Corfù,sotto il comando del regno di Napoli e di quello di Spagna. In seguito, unitosi a una compagnia di ventura militò in Africa. Al tempo delle lotte contro i Turchi aveva riportata una ferita al piede, molto dolorosa, dalla quale non era mai guarito, e che l’aveva costretto a una lunga degenza presso l’Ospedale san Giacomo in Roma. Il primo slancio di volontariato nacque allora, ma molto contraddittorio: passava dalla dedizione all’insofferenza al litigio; si eclissava per lunghe partite a dadi o carte. Fu proprio la passione per il gioco a ridurlo in povertà. Come rifarsi delle perdite subìte? A quell’epoca un soldato si rifaceva col bottino di guerra, il saccheggio. Si litigava per cause anche pretestuose pur di acciuffare le ricchezze altrui crudeltà e violenze dilagavano. Era questo il mondo di Camillo. (…Ma è veramente cambiato qualcosa al giorno d’oggi?).

La vera crisi avvenne a Manfredonia, dopo aver ascoltato le parole di un religioso, sulla carità. Ecco, come Saul sulla via di Damasco, come Francesco pellegrino a Roma, come le personalità di livello superiore che riescono a convogliare nell’eroico le grandi doti disperse in mille rivoli di umana miseria, Camillo si riscatta dalla disperazione e dall’abbrutimento e chiede “Dimmi o Signore cosa vuoi da me”.

Il giovane bellissimo, alto e forte, il dissoluto, che a 25 anni si trova orfano e povero, supera orgoglio e vanità e raggiunge nell’annullarsi una grandezza che mai avrebbe conquistato con la più grande conquista terrena. Sarebbe stato molto più semplice cercare di nuovo ricchezza con i bottini, sfruttare la sua forza e la sua bellezza. Ma la sensibilità di Camillo si è affinata, la piaga maligna che gli dà il metro della sofferenza lo spinge ad affratellarsi con tutto l’umano soffrire. Dalla solitudine interiore arriva all’amore universale. Entra nell’ordine dei cappuccini ma l’asprezza dell’abito monacale rende insopportabile il dolore della ferita al piede. Nonostante, è deciso a lasciare il mondo; e il ritorno al san Giacomo a Roma per curare la ferita, sarà il ritorno decisivo alla vocazione per l’assistentato; con ben altro spirito. 

Si dedica ai malati senza soste. E’ nominato Maestro di casa, ruolo di molta responsabilità. Cosa fossero gli ospedali a quei tempi non è da noi immaginabile: a stento dietro lauti compensi qualcuno si assoggettava ad assistere i malati; spesso si era obbligati a costringere i detenuti a scontare la pena occupandosi dei poveri malati al posto dei lavori forzati. Spesso i malati erano lasciati senza cibo per giorni e morivano d’inedia; spesso persone in coma o deliquio erano prese per morte e sepolte vive. Rari erano i sacerdoti che si occupavano di confortare e assistere.

Camillo entrò nel vivo dell’opera di rinnovamento come un ciclone; con il suo carattere rigido e focoso. Regolò il servizio degli infermieri con assistenza continua e sicura; vigilava e spiava perché tutto fosse secondo regolamento; spesso si nascondeva sotto i letti per verificare il comportamento degli infermieri. Ingaggiò lotte indicibili perché i cibi fossero sani e ben cotti; si era reso conto che era facile gioco per gli approvvigionatori inviare cibo avariato, tanto nessuno controllava. Ma tutto questo, da solo, era troppo arduo. 

Ebbe una felice intuizione, costituire una Congregazione. E lottò per questo: diffidenza dei superiori, ostilità dei malevoli, pregiudizi dei cosiddetti benpensanti. Era un laico, dopotutto. E così questo laico, a 32 anni, coraggiosamente tornò a scuola, tra i ragazzi, intraprese studi di latino nel Collegio romano. Tra il 1582 e l’84 riuscì a essere ordinato sacerdote. Due anni dopo, 1586, Sisto V approvò la Congregazione e permise il distintivo sull’abito: una Croce rossa. Nel ’91 Gregorio XIV elevò la Congregazione a dignità di Ordine. I Ministri degli infermi emettono oltre ai tre voti comuni a tutti i religiosi, anche quello di assistenza a infermi di qualunque malattia, anche contagiosa.

Camillo, divenuto prefetto generale dell’ordine, a vita, fu modello di magnanimità e abnegazione. Rude, col suo passato di soldato, impose una forte disciplina. Aveva un concetto altissimo dell’Ospedale. Spesso era lui a chiedere perdono agli infermi e benedizione celeste. Furono 40 di fatiche eroiche, da far pensare a una fibra fortissima quale non era più, perché altri malanni, da lui chiamati “misericordie di Dio” si erano aggiunti.

Negli ultimi tempi non dormiva più di 2 -3 ore per notte; il resto era assistenza. E non operò solo in Roma, ma in moltissimi centri come Milano, Firenze, Napoli, Genova, Bologna per nominare i più popolosi. E ugualmente compassionevole era verso gli animali che medicava e sfamava.

La carità di Camillo andava oltre la sofferenza fisica; cercava di alleviare le sofferenze dell’anima. La sua fatica di “infermiere meraviglioso” trovava il compimento nella capacità di restituire dignità e benessere spirituale ai malati. I più grandi trionfi da lui ottenuti sono stati quelli della riabilitazione dell’individuo in seno alla società.

Tornato da Genova a Roma il 13 ottobre 1613, molto malato, sostenuto a braccia, andava a confortare i sofferenti. 

Morì il 14 luglio 1614, mentre una gran massa di poveri piangeva davanti alla casa religiosa dei Ministri degli Infermi e pregava per la guarigione dell’”Angelo di Roma”. Un angelo che viene dall’Abruzzo.

Gabriella Izzi Benedetti

domenica 31 gennaio 2021

Strano ma vero: quei difficili termini "uastarule" sono tutte parole di origine latina!

 Ma chi Uastareule! Nu parleme lu Latèine!

Autore TITO SPINELLI

I giovani di oggi e i non vastesi si meravigliano molto quando ascoltano qualche termine dialettale che si discosta molto dall’italiano. Ma loro non sanno che le parole, come la toponomastica, rivelano sempre storie molto antiche. 

Bene ha fatto Tito Spinelli a concludere il suo "Lessico del Dialetto Vastese" (Cannarsa 2008) con una sezione dedicata alle etimologie, dove si spiegano tante curiosità.

Per capire di cosa stiamo parlando facciamo alcuni esempi di strani termini vastesi che  vengono dal latino.

Abbulé, indebolire, latino abolere

Chicacce, zucca, lat. cucucja

Felle, fetta, lat.offella

Filèine, fuliggine, ragnatela, lat. felinea

Frussiàune, raffreddore, lat . flussio-onis

Jachile, corda del basto, lat. jaculum

Mucurecce, muffa, lat. mucor

Pinnazze, ciglia, lat. pinnacula

Tijèlle, tegame, lat. tegella

Zuffunnà, sprofondare,  lat. subfundare

 Se la cosa vi incuriosisce vi suggeriamo di continuare lo studio nel prezioso volume di Tito Spinelli!

NDA

martedì 26 gennaio 2021

Istonio Marina: "I confinati sulla battigia"

Il timbro del Campo di Concentramento di Istonio Marina
(il temine "concentramento" è usato dal
governo fascista per indicare l' Internamento)
  
Società Vastese di Storia Patria    GIORNO DELLA MEMORIA 2021
Il ricordo di Tito Spinelli dei suoi incontri alla Marina


I confinati sulla battigia

Ultimata la salpata della sciabica più o meno alle nove del mattino, ritirato in secco il battello e cominciata la pulizia delle reti, io mi facevo trovare da mio padre ai bordi di un rigagnolo melmoso che ancora oggi affligge l’arenile vastese. Allora toccavo sì e no i nove anni. Mio padre mi veniva incontro col suo pescato di sarde e di aguglie per avviarci verso il Trave per prendere la via di casa. Spesso si fermava a confabulare con uomini che giocavano a bocce sulla battigia. Erano confinati politici, perlopiù socialisti e comunisti. Malgrado la mia età ero fin troppo curioso e cercavo di afferrare qualche brano della loro conversazione. Però era più il francese a sovrapporsi all’italiano, dato che mio padre era espatriato nel ’23 essendo oppositore del nuovo regime che sempre più si andava trasformando in dittatura. Le leggi razziali erano già in vigore e mio padre, nella sua esperienza d’oltralpe durata sette anni, aveva notato una espressa ostilità antisemita da parte di intellettuali che confluivano – come seppi più tardi – nell’Action Française"; e sperava che la guerra non scoppiasse perché – lo intuiva – gli ebrei sarebbero stati i primi a subirne le conseguenze. Anche quei confinati non si sentivano sicuri nel loro stato, e lo dicevano apertamente; finché una vociaccia di scherano del regime veniva a vomitare minacce nei confronti di chi avesse preso contatto con i confinati. Così, lasciata la spiaggia, io e mio padre ci inerpicavamo su per la scogliera e riprendere il sentiero fino a un passaggio a livello incustodito e là, talvolta, sostavamo per treni di passaggio; per lo più treni merci. E mentre i vagoni si susseguivano sulle rotaie, io e mio padre mai avremmo pensato che nel giro di pochi anni quei vagoni, stipati di esseri umani come bestie, sarebbero stati dirottati verso stazioni senza ritorno.
Tito Spinelli

GIORNO DELLA MEMORIA 2021: una riflessione "per non dimenticare" e ricordo di Raffaello Giolli internato a Vasto

GIORNO DELLA MEMORIA 2021

Per non dimenticare

Un ricordo di Raffaello Giolli, noto critico d’arte, internato a Vasto nel 1940, liberato, arrestato di nuovo a Milano nel 1944 e deportato a Mauthausen, dove morì il 6 gennaio 1945.

di Gabriella Izzi Benedetti

Il 27 gennaio di ogni anno, giornata – anniversario mondiale della Memoria, ha il merito di tributare un omaggio ai milioni di individui, di ogni razza, confessione, ideologia,vittime di violenza cieca, e trasmettere un’esortazione: che una delle più terribili pagine della storia non venga dimenticata. Una pagina di orrore e liberazione, poiché in quel giorno, 27 gennaio 1945,  il campo di sterminio di Auschwitz venne liberato e si palesò con raccapriccio ciò di cui quei luoghi erano stati testimoni e depositari. Si deve all’impegno di Furio Colombo se questa celebrazione è stata istituita in Italia nel 2000. Ratificata con la risoluzione 60/7 dall’Assemblea generale dell’ONU il 1° novembre 2005.

In una cerimonia molto sentita, due anni fa, in occasione della ricorrenza del Giorno della Memoria, fu posta presso il Liceo scientifico R. Mattioli una pietra d’inciampo per commemorare Raffaello Giolli, il raffinato critico d’arte piemontese confinato a Vasto, allora Istonio, assieme al figlio Paolo, per le sue idee antifasciste, e che morì a Mauthausen nel 1945. Pietre d’inciampo gli hanno dedicato molte città; tra esse non poteva mancare Milano, dove

martedì 19 gennaio 2021

7 gennaio 1797 : nasce il Tricolore !


 

Il dramma della passione nel Medioevo abruzzese

Da IL VASTESE ottobre 2002 

Un volume di grande pregio di Gabriella Izzi Benedetti

Il dramma della passione nel Medioevo abruzzese

"II dramma della Passione nel medioevo abruzzese", edito da Bulzoni Editore di Roma, nella collana Biblioteca di Cultura/631, scritto da Gabriella Izzi Benedetti, vastese, attiva a Firenze, sulla produzione delle sacre rappresentazioni.

L'autrice, prima d'ora si era occupata della produzione di opere sue, liriche, letterarie, romanzate, penetra nei temi sacri la cui attualità trova giacimenti ampi e significativi, che attendono d'essere riscoperti ed approfonditi ulteriormente, anche per convenire, come giustamente sottolinea la scrittrice, che l'Abruzzo vanta, quantitativamente e qualitativamente, un patrimonio che

Nel 1998 la nascita del Club Unesco di Vasto presieduto da Puccio Benedetti

Nel 2014 il Club fu intestato al 
suo fondatore Ing. Puccio Benedetti
 
Una delle più prestigiose associazioni cittadine è il Club UNESCO di Vasto fondato nel 1998 dall'ing. Puccio Benedetti ed un gruppo di amici. 
Dopo qualche giorno dalla fondazione giunse la triste notizia dell'improvvisa scomparsa di uno dei principali animatori: l'ing. Michele Benedetti, archeologo e fotografo di valore.  Gabriella Izzi Benedetti ne ricordò la figura su Vasto Domani nella stessa pagina in  cui si riportava la notizia della nascita del Club.  Ripubblichiamo i due articoli. 


da Vasto Domani aprile 1998
Il primo Club UNESCO dell'Abruzzo approda a Vasto

Una cittadina culturalmente vivace come la nostra, dal 16 febbraio scorso ha maggiormente allargato le prospettive d'inserirsi fra le migliori realtà culturali d'Abruzzo.
Infatti, un gruppo di cittadini qualificati, già l'anno scorso, si era riunito per gettare le basi di quella che oggi è divenuto il primo Club Unesco della nostra Regione ed è stato ufficializzato grazie all'autorizzazione della FICLU, (Federazione Italiana dei Club Unesco) che a sua volta fa capo alla FMACU (Federazione Mondiale Associazione Club e Centri UNESCO), comprendente ben 5000 club in centoventi paesi del mondo e facente capo all'UNESCO, con sede a Parigi.

lunedì 18 gennaio 2021

L’EREDITA’ ARTISTICA DI VINCENZO CANCI

Ricordiamo la figura del pittore Vincenzo Canci (1911-2003) con due articoli di Gabriella Izzi Benedetti: il primo scritto nel 2003  in occasione della sua scomparsa; il secondo  antecedente, pubblicato in occasione di un'importante rassegna.

Da VastoDomani  Giugno 2003

L’EREDITA’ ARTISTICA DI VINCENZO CANCI

di  Gabriella Izzi Benedetti

 La vita di Vincenzo Canci, se fisicamente si è conclusa per la legge naturale che ci accomuna tutti, prosegue attraverso la sua opera, nelle realizzazioni pittoriche che offrono testimonianza della sua qualità di uomo e di artista. Egli continuerà a trasmetterci per il tempo a venire ciò che il suo personalissimo approccio con la realtà ha assorbito, filtrato, interiorizzato.

domenica 17 gennaio 2021

Storia: "1844, nascita dello spedale comunale di Vasto"

Un volume da un inedito manoscritto del dottor fisico vastese Luigi Marchesani

da "Il Vastese" gennaio 2000

 di GIUSEPPE CATANIA

Con il patrocinio della ASL Lanciano Vasto, a cura del Club Unesco Città del Vasto, Lions Vasto Host, Rotary International Vasto, Lions Vasto Vittoria Colonna, Municipalità di Vasto, Fondazione Carichieti, è stato presentato il volume, di cui sono autori Puccio Benedetti e Gabriella Izzi Benedetti, dal titolo "1844 Nascita dello Spedale Comunale del Vasto" edito da "II Nuovo", con stupenda artistica copertina del pittore Luciano Tosone.

sabato 16 gennaio 2021

Giubileo di Vasto: ogni anno la terza domenica di gennaio, ecco la storia

 da noivastesi

Questa sera alle 17.45 l'apertura del Giubileo con il passaggio della porta giubilare di San Pietro, accompagnato dal rintocco della campana grande.

La storia del Giubileo di Vasto su NoiVastesi   

di LINO SPADACCINI

link 

https://noivastesi.blogspot.com/2021/01/stasera-si-apre-il-giubileo-con-il.html

martedì 12 gennaio 2021

IL BEL PAESE TRA INNOVAZIONE E RESTAURO: IL PENSIERO DEL COMPIANTO ING. LUCIANO TOSONE, TUTTORA MOLTO ATTUALE

Vasto: il castello caldoresco e il grattacielo
di via San Michele degli anni '60 
da IL NUOVO febbraio 2000

IL BEL PAESE TRA INNOVAZIONE E RESTAURO. Il parere di un esperto, l'ing. Luciano Tosone

L'Italia è, per definizione, il bel Paese. Ma se la definizione affonda lontana nel tempo, certamente "bel paese" la nostra terra è divenuta un po' per volta, grazie alla tendenza, tipicamente italica, del gusto e della misura. Misura classica, certo, ma anche senso del fantastico all'interno di una sensibilizzazione della dimensione ambientale. 

Circolando per l'Italia si ha il metro della civiltà intrinseca alla nostra gente che, pur non partendo da regie e composizioni scenografiche d'insieme, ha seguito volta per volta indicazioni e criteri e suggerimenti dalla spazialità naturale, dalla densità dei colori, dalla struttura geologica, non ultimo da sollecitazioni climatiche e olfattive perfino.

Questa sensibilità comune, se pur non imposta né codificata, ha portato ciascuno nel proprio settore a capacità realizzative di grande armonia, di finezza, di equilibrio, di competenza.

LUCIANO TOSONE PREMIATO ALLA BIENNALE D'ARTE DI FIRENZE 1997

Loggia Amblingh, Luciano Tosone

Nel 1997 Luciano Tosone partecipò con successo alla prima Biennale internazionale dell'Arte Contemporanea di Firenze, divenuta poi la famosa "Florence Biennale". 
Ripubblichiamo un dettagliato articolo sull'evento.

Da VastoDomani dicembre 1997

Artisti vastesi a Firenze: Luciano Tosone premiato col medaglione realizzato dallo scultore Mario Pachioli

La Biennale internazionale dell'Arte contemporanea che dal 6 al 14 dicembre scorso si è svolta a Firenze, non è solo una delle innumerevoli iniziative che rende questa città punto di riferimento per

venerdì 8 gennaio 2021

Epidemie nella storia: da Omero a Manzoni

L'attuale coronavirus ha prodotto numerose riflessioni sulle  epidemie che hanno attraversato la storia dell'umanità. Lo storico prof. Antonio Mucciaccio, socio del nostro sodalizio, la scorsa primavera ha scritto una interessante ricostruzione storica su questi flagelli dai tempi di Omero fino al Manzoni. E' uno studio documentato che volentieri proponiamo ai nostri lettori. 

LETTURE IN QUARANTENA

da Omero a Manzoni

di ANTONIO MUCCIACCIO

giovedì 7 gennaio 2021

Racconto: RICORDO DI MIO PADRE

L'ing. Antonio Izzi ( a 29 anni)
A Vasto molte opere pubbliche sono legate al nome dell’ing. Antonio Izzi (1898-1941). Opere a tutt'oggi riconoscibili per le loro armoniose linee architettoniche come il Politeama Ruzzi; il Castello Aragona; uno dei palazzi scolastici in corso Italia; l’Albergo Nuova Italia; diverse palazzine lungo il corso e alcuni eleganti villini alla Marina. A cui vanno aggiunte altre importanti strutture come  l’Acquedotto del Sinello e il Campo Sportivo Aragona.  Purtroppo Izzi è scomparso prematuramente all'età di 43 anni. 
Nell'articolo la figlia Gabriella racconta quei momenti e gli anni che seguirono. 

da VastoDomani agosto 1990

 La Prof.ssa Gabriella Izzi Benedetti, nostra concittadina residente a Firenze, ci invia questo articolo, in ricordo di suo padre, l'Ing. Antonio Izzi.

martedì 5 gennaio 2021

S. MARIA MAGGIORE: a dicembre 1720 (300 anni fa) si pregava per arrestare la diffusione della peste

Corsi e ricorsi storici. Alcuni sui social hanno voluto far rilevare la coincidenza che in ogni secolo gli anni '20 c'è una epidemia: 1720 peste -1820 colera -1920 spagnola -2020 coronavirus. Ma questo non è un argomento da social, la risposta andrebbe data da studiosi. Sta di fatto, comunque, che nel 1720 Marsiglia fu dimezzata con la peste, nel 1817/18 Vasto fu ridotta di un terzo.

Trecento anni fa  anche a Vasto si pregava per debellare il male. Lo riporta Diego Maciano nella sua "Cronaca":

20 agosto 1720

Venne passaparola che nelli confini della Sicilia Regno del­l'Imperatore si sentì il flagello di Dio della peste, e poi venne ordine secondo in tutti altri paesi di fare l'Esposizione del SS.mo per tre giorni, ed

Abruzzesi a Firenze: l'Avvocato Antonio Sangiovanni

Una interessante intervista del 1995. "Dopo l'8 set­tembre del '43, in tutto quello sconquasso - racconta Sangiovanni -  riparai  in Svizzera as­sieme a molti altri italiani; personaggi importanti come Amintore Fanfani, Dino Risi, Lui­gi Preti, Giorgio Strehler, Diego Valeri, Luigi Einaudi e altri". L'avvocato ricorda anche i suoi rapporti con Mattioli, di cui fu stretto collaboratore nella gloriosa Banca Commerciale Italiana. 

da VastoDomani gennaio 1995 

di GABRIELLA IZZI BENEDETTI

Da molti anni non avevo avuto l'occasione d'incontrare l'avv. Sangiovanni e sua moglie. D'altronde la vita a Firenze ci vede impegnati diversamente, i loro ritorni a Va­sto sono rari e

domenica 3 gennaio 2021

Nicola Galante: un vastese che ci onora

da VastoDomani aprile 2004

Artista di livello nazionale, fa  parte del "Gruppo i sei di Torino"


 di Gabriella Izzi Benedetti 

 Opportunamente, la pubblicazione Nicola Galante: Diario di un ebanista (ed. Il Torcoliere, 2003) su iniziativa del Comitato Premio Vasto d'Arte Contemporanea, ripropone opere e scritti dell'ebanista, appunto, e pittore vastese Nicola Galante (1883-1969) e giudizi critici sullo stesso, offrendoci

lunedì 21 dicembre 2020

Istituto Palizzi: 150° Breccia di Porta Pia, Vasto ricorda Antonio Bosco

La partecipazione all'evento della Società Vastese di Storia Patria
Anche un annullo postale per celebrare la figura del concittadino Antonio Bosco

Si è tenuto all’ITSET “F. Palizzi” di Vasto, un seminario storico in occasione del 150° della “breccia di Porta Pia”. Ad organizzare l’evento Vastophil associazione filatelica vastese che, attraverso l’edizione di un annullo postale, ha colto l’occasione per celebrare la figura del concittadino Antonio Bosco che perì in seguito a quei tragici eventi.

A delineare i tratti del particolare contesto storico l’intervento del gen. Rastelli, che ha saputo sintetizzare con grande competenza a 2 classi quarte dell’indirizzo economico la valenza politica di quei tumultuosi eventi militari e diplomatici attraverso mappe e documentazione fotografica.

Il presidente dell’associazione Vastophil Giuseppe Galasso ha poi illustrato con passione agli alunni del Palizzi la figura di Antonio Bosco per mezzo di un ricco corredo documentario e lo stesso ha inoltre sottolineato quanto la filatelia contribuisca a tenere traccia silente delle varie fasi storiche.

Prezioso e discreto l’intervento della prof.ssa Gabriella Izzi Benedetti, presidente della Società Vastese di Storia Patria, la quale ha sottolineato la valenza educativa degli studi storici per le nuove generazioni anche come investimento per l’avvenire.

Ad estendere i saluti dell’amministrazione comunale il saluto del vicesindaco Giuseppe Forte, assessore alla cultura. A coordinare l’iniziativa didattica il prezioso lavoro del Dirigente Scolastico prof.ssa Nicoletta del Re e del prof. Roberto Montanaro.

da www,piazzarossetti.it

IL BELVEDERE "FRANCESCO ROMANI" CAMBIA NOME

Salvare la memoria di Gabriella Izzi Benedetti Sono convinta che il degnissimo concittadino Silvio Petroro, che tutti abbiamo stimato, ed er...