domenica 21 febbraio 2021

Il contributo politico, civile, filosofico di BERTRANDO E SILVIO SPAVENTA

Bertrando Spaventa

 
Il contributo politico, civile, filosofico

di BERTRANDO E SILVIO SPAVENTA

 di Gabriella Izzi Benedetti

Il 2022 sarà anniversario da celebrare, non solo in Abruzzo,  per la nascita di Silvio Spaventa. Come già avvenne per l’anno della sua morte,1893,  Silvio  Spaventa venne ricordato nelle città dove visse e  operò come giurista e uomo politico, Bergamo, Roma, Napoli. 

Anche a Vasto la sua azione efficace fu celebrata e continuerà a esserlo. 

Bertrando, il fratello maggiore (1817-83) è forse meno noto, se non in ambito filosofico, ma non per questo si tratta di un personaggio minore e mi spiace non aver pensato di farne una rievocazione nel 2017 suo anno di nascita. 

Gli Spaventa, abruzzesi, nati a Bomba, appartengono al gruppo di quei personaggi dell’ottocento italiano distintisi per grandi capacità, per il senso etico e civico, virtù che non sempre brillano in personaggi politici, delegati all’amministrazione pubblica. 

Silvio Spaventa

Silvio Spaventa si è adoperato perché la giustizia fosse alla base dell’amministrazione pubblica e delle scelte politiche dell’unificando e poi unificato Stato italiano. Ha svecchiato nella giurisprudenza con leggi a cui tutt’oggi il diritto amministrativo si riferisce. Poliedrico,aprìnel 1846 col fratello Bertrando una scuola di filosofia che poneva in risalto l’importanza della dottrina hegeliana (Hegel fu il massimo esponente della corrente idealistica romantica) e che fu chiusa dalle autorità perché corrompeva i giovani diffondendo idee liberali. Fondò giornali, prese parte a una insurrezione liberale in Calabria, per cui fu costretto a riparare a Firenze dove si legò in amicizia con Gino Capponi e Giovan Pietro Vieusseux. Tornato a Napoli, sostenitore della “rivoluzione” napoletana come contributo al Risorgimento italiano, ispiratore della società segreta Unità Italiana per creare una rete di liberali nella penisola, venne condannato a morte, ebbe poi la pena commutata in ergastolo, infine ridotta a sette anni di carcere, scontati il quali, condannato all’esilio. Riuscì a fuggire e riparò a Firenze

nuovamente, dove strinse rapporti con i liberali, in accordo con i disegni di Cavour. Andò poi Londra e, a contatto con i principali esponenti del liberalismo britannico, Palmerton, Russel, Gladstone, si entusiasmò al loro sistema parlamentare e da esso troverà ispirazione. Convinto che l’obiettivo dell’amministrazione pubblica debba essere la giustizia per tutti, in uno Stato visto non come entità astratta, ma pubblico servizio che si esprime attraverso la libera volontà dei cittadini, vagheggiò per l’Italia il sistema parlamentare inglese con l’avvicendarsi di due partiti, ognuno dei quali avrebbe alternato potere e opposizione, evitando la cristallizzazione del potere. Egli stesso, a unità avvenuta, ne diede esempio divenuto Ministro di polizia. 

Dopo aver operato per ristabilire la legalità e la sicurezza, dopo aver epurato la camorra, si dimise dalla carica. Vi pare poco? Ne conoscete altri di questa levatura ed etica? Fu segretario agli Interni, affrontò la lotta al brigantaggio, fu Ministro del lavori pubblici, combatté il trasformismo in politica. Insomma un personaggio straordinario. 

Ma non sottovalutiamo Bertrando, filosofo di grande spessore, e ottimo matematico. Dopo gli studi presso il Seminario di Chieti, assieme a Silvio, completera gli studi a Montecassino, dove Bertrando sarà insegnante; i due fratelli respirano  in Napoli quel clima carico di fermenti filosofici e politici, che li coinvolge E’ Bertrando a proporre la creazione della scuola filosofica  di stampo hegeliano che verrà vista come covo di liberali;  sicché dopo l’intervento della polizia che nel ’47 ne impone la chiusura,i due fratelli seguono differenti vie che a volte combaciano, ma più spesso li vedono lontani. Bertrando si trasferisce prima a Firenze e poi a Torino portando avanti l’insegnamento e i suoi ideali. Di temperamento più schivo di Silvio, divenne sacerdote per obbedienza ai genitori; questa condizione lo tenne un po’ defilato dalla vita politica. Durante l’insegnamento in varie città italiane diffuse lo studio su Hegel e approfondì il rapporto tra filosofia italiana ed europea. Torino fu forse la tappa più importante per Bertrando; smise definitivamente l’abito talare; aveva vissuto il suo stato religioso con forti contrasti interiori. Si era arreso alla volontà dei genitori, anche per essere in famiglia un momento difficile sul piano economico. 

Scriveva a Slivio: “ Io dissi nel farmi prete: amo mio padre e mia madre e i fratelli miei più che me stesso. Questa è stata ed è la mia “irreligione”. Amo la Patria mia più che me stesso, più che l’anima mia”. A Torino vive dando lezioni private e con pubblicazioni di attualità politica, favorevole alle riforme giurisdizionali e scolastiche del Piemonte liberale, contro le teorie reazionarie. Continua gli studi su Hegel discutendone spesso con un altro esule illustre, Francesco de Sanctis, traduttore della Logica di Hegel. Bertrando porta a maturazione la sua geniale tesi della “circolazione del pensiero europeo”, che ha la sua radice nel pensiero del Rinascimento italiano che torna rinvigorito e approfondito, in Italia, dopo aver percorso l’Europa. La tesi di Bertrando è volta a combattere il miope nazionalismo di chi, in virtù del “primato” negava qualunque influsso della nuova filosofia straniera  sulla nostra cultura. Inizialmente ostile a Gioberti e Rosmini, in seguito li rivaluta giudicandoli come i rappresentanti, benché minori, della corrente di pensiero rappresentata da Kant e Hegel. Da Torino Bertrando fu chiamato a insegnare presso le cattedre universitarie di Modena, Bologna, Napoli dove vivrà fino alla fine. 

Dal 1861 era divenuto l’ideologo della Destra storica e in quel periodo (1862) pubblica Prolusione e introduzione alle lezioni di filosofia. Nel ’67 pubblica i Principi di filosofiache costituisce il suo studio più importante su Hegel. Un punto basilare del pensiero di Bertrando Spaventa è che l’atto del pensare, autocreandosi, crea anche l’essere. Non si allontanò mai del tutto dalla politica, fu deputato per tre legislature fino alla caduta, nel 1876, della Destra storica. Fu anche membro del Consiglio superiore della Istruzione pubblica, fu Provveditore agli Studi. L’ultima parte della sua vita lo vide in opposizione al positivismo. Insomma Bertrando non è meno straordinario di Silvio. Sono questi nostri conterranei personaggi di cui andare fieri, come di essi andava fieri, il loro nipote, Benedetto Croce, le cui scelte di vita e di pensiero sono molto legate alla presenza degli zii materni.

Gabriella Izzi Benedetti

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