sabato 18 settembre 2021

IL BELVEDERE "FRANCESCO ROMANI" CAMBIA NOME

Salvare
la memoria

di Gabriella Izzi Benedetti

Sono convinta che il degnissimo concittadino Silvio Petroro, che tutti abbiamo stimato, ed era veramente facile volergli bene, si risentirebbe, se fosse ancora vivo, all’idea che il nome di Francesco Romani venga eliminato per far posto al suo, nel Piazzale Belvedere. 
Questo mi è stato detto e mi permetto alcune osservazioni. 
Il mio ricordo di Silvio Petroro è quello di un uomo amabile, di grande dignità e di grande amore per la sua terra, per le sue tradizioni, per quei personaggi che storicamente hanno avuto un ruolo, hanno svolto, come lui, un’azione costruttiva, perché Vasto divenisse sempre più importante, valorizzandone le usanze, creando opportunità. 
Quindi escludere un personaggio come il Romani, non lo avrebbe reso felice. 

Sarebbe meglio trasportare la bella scultura che immortala la statura morale di Silvio Petroro, la generosità, la straordinaria idea di non spezzare il filo che lega chi è rimasto in patria e chi è stato costretto a emigrare (una vergogna a cui lo Stato italiano avrebbe dovuto e dovrebbe tuttora porre rimedio), ripeto sarebbe meglio installare la scultura in un luogo bello, degno ( a Vasto ce ne sono) e lasciare che la Storia non venga mutilata. Già oggi, poiché mi pare che la targa riporti il cognome e non il nome del Romani, si crea confusione. Qualcuno pensa trattarsi degli antichi Romani. La cultura è divenuta così tanto un fanalino di coda, che non ci si meraviglia più di niente. Noi italiani, depositari di una tradizione unica e millenaria l’andiamo disperdendo in un crescendo d’ignoranza. In Parlamento ci sono onorevoli che sembrano non conoscere più di 150 parole; ripetono sempre quelle. Dovunque, specie tra i giovani c’è un disinteresse allucinante.

Chi era Francesco Romani? ebbene diamo la parola a due storici, Luigi Marchesani e Vittorio d’Anelli. Marchesani stimava molto il Romani e la stima era reciproca; ci sono dediche di stima del Romani al più giovane collega, e il Marchesani nella sua Storia di Vasto(pp. 335-37) dedica a lui una lunganota che ne decanta il valore, e dalla quale traggo qualche brano:

“Romani. Francesco Dottore in Medicina e Chirurgia, Socio delle Accademie Medico chirurgica, Reale delle Scienze, Pontaniana, e del Real Istituto d’incoraggiamento, di Napoli; delle Accademie de’ Velati dell’Aquila,Reale de’ Iatro-fisici di Palermo, de’ Filomatici di Lucca; della Società economica di Apruzzo citra…Nacque a dì 24 settembre 1875. Era già egregio medico, filosofo, letterato e ricco di bella riputazione, quando nel 1821 si mise il primo in Napoli, anzi in Italia, a studiar la Medicina omiopatica dell’Hahnemann, dalla quale avea riportato la guarigione di suo cronico malore. Da quel tempo à lavorato incessantemente alla vigorosa difesa e alla propagazione della Omiopatia; ond’iodicea che pur alla Medicina le vastesi menti portarono profitto. Molti medici stranieri appresero dalla bocca di lui le cognizioni della nuova dottrina. Il Conte dott. Guidi fu allievo del Romani … e pien d’entusiasmo fu il primo ad insinuar in Francia la Omiopatia… Il nostro concittadino sì nel viaggio del 1830 per Italia, Svizzera, Francia, Inghilterra, come nell’altro del 1834, nel quale da Medico di Camera accompagnò in Toscana Sua maestà Elisabetta madre del nostro Augusto Sovrano, si cooperò a diffondere il sistema medico di Hahnemann parlandone co’ più famigerati medici”.

Vittorio d’Anelli nel suo Histonium ed il Vasto a p. 84, elogiandone anche lui il valore, precisa che Francesco Romani “Colmo di onori e di ricchezze, con testamento del 15 luglio 1852, lasciò al Comune di Vasto una rendita di 600 ducati l’anno, di cui 100 per il maritaggio di quattro oneste e povere contadine e 500 per istituire una scuola tecnico-pratica di agricoltura”.

Mi sembra che affidandoci a due personaggi obiettivi e attendibili, bisognerebbe riflettere su cosa perde Vasto, smarrendo questa memoria.A Vasto il Romani dal 1836 fino alla morte avvenuta nel 1852,non tornò più. Per cui ciò che leggo su Wikipedia mi lascia molto meravigliata. Vi si dice che Francesco Romani restaurò l’ospedale civile di Vasto, mi pare nel ‘36. Di ospedale civile a quel tempo non si parlava proprio. A Vasto poi non c’erano che ospizi. Forse uno aveva il nome di ospedale, di fatto era luogo dove la povera gente andava a morire quasi del tutto priva di assistenza. Quando Luigi Marchesani nel 1837 fece domanda per aprire un ospedale comunale, questa era la situazione che ho abbondantemente spiegato con documentazione inequivocabile nelle mie pubblicazioni. Marchesani lottò per anni fino al 1844 per aprire uno Spedale comunale per i poveri infermi di Vasto,che in seguito divenne civile, trasformando un ospizio impresentabile situato nella via che oggi è Via Anelli. Dico questo soprattutto perché un falso storico riferito a un personaggio di valore come Francesco Romani ne sminuisce la credibilità. In quanto se una cosa è falsa allora anche le altre potrebbero esserlo. E Romani non lo merita proprio.

In quanto a Silvio Petroro, ne ho sempre apprezzato la signorilità, il coraggio nell’affrontare il male, la generosità. Racconto un piccolo ma significativo episodio. 

Quando presentai nel 1998, un mio libro di racconti L’isola felice( relatori i proff. Gianni Oliva e Alfonso Filippini) presso una struttura appartenente alla parrocchia di Santa Maria, e ne feci scopo di beneficenza (le suore avrebbero devoluto il ricavato spontaneo ad associazioni, a loro discrezione) ci fu moltissima gente presente, ma ci fu chi non diede una lira, chi addirittura 100 lire, chi 500, diciamo fino a un massimo di 5000 lire. Una sola persona che non poté nemmeno salire per seguire l’iniziativa, essendo in carrozzella, diede 50.000 lire, e fu Silvio Petroro. Lo raggiunsi in fondo alle scale e francamente mi commossi. Un uomo così merita molto e proprio per questo non merita la fama di usurpatore. 

Come responsabile della Società vastese di Storia Patria a suo tempo ero stata invitata dall’ex sindaco avv. Luciano La Penna a proporre assieme al CD della Società dei nomi per nuove possibilità riguardo alla toponomastica. E’ questa una delle mansioni che lo Statuto della Società prevede. Non dimentichiamo che la Società Vastese di Storia Patria fu proposta dal preside Mario Sacchetti e creata di comune accordo dallo stesso Mario Sacchetti e dal sindaco avv. Giuseppe Tagliente.

Le nostre richieste sono rimaste lettera morta, non per colpa del sindaco La Penna, ma di chi avrebbe dovuto seguire l’iter. In ogni caso noi siamo sempre disponibili a confrontarci per una soluzione. Troviamo un luogo bello, solare, dove trasportare la statua all’Emigrante, e diamo il nome del luogo a Silvio Petroro che rimane una persona speciale nei nostri cuori. Vogliamo che la sua figura di filantropo venga valorizzata, divenga un esempio, non esponendolo alla benché minima critica.

Gabriella Izzi Benedetti

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